Residenza Falsa

Residenza Falsa: i rischi e le sanzioni per chi la dichiara

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Quali sono le conseguenze e cosa si rischia in caso di Residenza Falsa? In che modo il Comune può scoprire che hai dichiarato una Residenza Falsa? Dichiarare all’anagrafe del Comune una residenza fittizia può costarti la revoca immediata del cambio di residenza, ma anche in alcuni casi una incriminazione penale. Tutte le info in questa guida.

Soprattutto negli ultimi anni con il ritorno del pagamento di imposte patrimoniali sugli immobili (IMU e TASI) gli Italiani sono tornati ad ingegnarsi per trovare delle possibili soluzioni.

Quale miglior idea di dividere la residenza dei componenti della famiglia in abitazioni diverse. Ormai lo fanno tutti, questa è la giustificazione che maggiormente si sente dire.

Le situazioni sono le più disparate: dai coniugi che vivono in due abitazioni diverse, ai figli che stabiliscono una residenza autonoma diversa da quella dei genitori. Il tutto denunciando una Falsa Residenza in una abitazione vuota, o nel migliore dei casi adibita a dimora invernale o estiva.

Dai casi più clamorosi si passa a quelli meno eclatanti come il comodato d’uso dell’abitazione a parenti in linea retta, anche se questi abitano effettivamente a chilometri di distanza.

È innegabile, lo scopo è puramente quello di ottenere un risparmio fiscale. Risparmio che si concretizza attraverso benefici, agevolazioni o sconti. Classico caso è quello dell’esenzione dal pagamento dell’IMU o della TASI.

Quello che ci si deve chiedere è se tutto questo è legale? e nel caso in cui non lo sia quali sono i rischi  a cui si può andare incontro. Prima di ritrovarsi in spiacevoli sorprese è necessario conoscere bene la normativa su questi aspetti.

RESIDENZA FALSA: DIMORA ABITUALE E RESIDENZA ANAGRAFICA COME ELEMENTI DI COLLEGAMENTO

Quando si decide di effettuare un cambiamento della propria residenza anagrafica si tende a credere che sia un aspetto secondario e di poca importanza.

L’obiettivo è quello di evitare il pagamento di imposte, spesso salate, quindi si è disposti a mettere sul piatto un sacrificio. In questi casi tale sacrificio è quello legato alla denuncia di una Residenza Falsa.

Che cosa voglio dire?! Bisogna partire da un presupposto:

Non sei tu a decidere dove fissare la tua residenza. Ma sono i fatti a stabilirlo

Si deve partire sempre dal presupposto che due individui che si sposano debbano scegliere la loro Dimora Abituale. Così come previsto dall’articolo 43, comma 2, del nostro codice civile.

La Dimora Abituale è un luogo fisico ove i coniugi dimostrano di avere il loro centro degli interessi familiari. Si tratta del luogo ove gli stessi vivono e dormono abitualmente. Una volta individuata l’abitazione, quella diventa la loro Residenza.

La Residenza è il luogo in cui una persona (o una famiglia) ha la propria Dimora Abituale. Nel nostro ordinamento la Residenza può essere attribuita ad un solo Comune. Per questo motivo si parla abitualmente di Residenza Anagrafica.

La Residenza Anagrafica si ottiene presentando domanda all’ufficio Anagrafe del Comune ove si intende adibire la propria Dimora Abituale. Con la Residenza si ha diritto all’iscrizione alle liste elettorali e a tutti gli altri benefici ed obblighi (anche di natura fiscale) posti in capo a ciascuna persona.

Il codice civile prevede infatti che i coniugi convivano sotto lo stesso tetto, anche allo scopo di prestarsi reciproca assistenza morale e materiale.

DIMORA ABITUALE E TRASFERIMENTO DI RESIDENZA

Volendo riepilogare è possibile affermare che la Residenza di un soggetto tenda a coincidere con la propria Dimora Abituale.

Tuttavia, se un soggetto si trasferisce, magari per qualche mese, in altra città per ragioni di lavoro o di studio si pone il problema del cambio di Residenza. Ebbene in questi casi la residenza non deve essere cambiata. Il centro della vita del soggetto resta sempre e comunque nell’immobile in cui, anche in futuro, intende fare ritorno.

In caso contrario, ovvero, quando il trasferimento in altra città (oppure all’estero) diventa stabile e duraturo nel tempo, la nuova abitazione diventa il Domicilio Abituale del soggetto.

Ecco che in questo caso vi è obbligo di effettuare il trasferimento della Residenza Anagrafica.

Devi ricordare che è diritto di ogni cittadino chiedere per se e per le persone per cui esercita la patria potestà o la tutela, di essere iscritto all’anagrafe del Comune di Dimora Abituale.

Questo è quanto deve avvenire secondo la nostra normativa.

Dal punto di vista pratico, comunque, nulla vieta a due persone sposate di vivere in due residenze diverse. Il fatto che due coniugi non convivano insieme costituisce una situazione anomala, ma comunque plausibile. Pensa a tutti quei casi in cui i due coniugi lavorano in città diverse e distanti tra loro. In questi casi spetta a loro, in caso di contestazione, fornire la prova delle ragioni di una simile scelta.

Quello che voglio dire è che nella pratica si possono riscontrare tantissime situazioni di incertezza, che possono portare ad una violazione della normativa e quindi all’applicazione di sanzioni.

PROCEDURA LEGATA AL CAMBIO DI RESIDENZA

Se decidi di effettuare un cambio di Residenza devi recarti all’ufficio anagrafe del Comune ove vuoi stabilire la nuova Residenza.

Il cambio ti viene concesso immediatamente ed ha effetti dalla presentazione della domanda in Comune. La modifica nei registri comunali viene attuata entro due giorni lavorativi.

Nei successivi 45 giorni, però, la Polizia Municipale ha facoltà di presentarsi presso l’indirizzo da te dichiarato per verificare se è davvero la tua Dimora Abituale.

In caso contrario, di Residenza Falsa, il cambio di residenza viene cancellato.

Questo a conferma del fatto che la Residenza deve necessariamente coincidere con la tua Dimora Abituale.

Questo non significa però che non ti puoi assentare da lì o che, in caso di breve assenza ti tocca cambiare di nuovo la residenza.

Pensa ai mesi di vacanza trascorsi nella dimora estiva o al trasferimento di un anno per esigenze di lavoro.

In ogni caso quel luogo (abitazione) deve rimanere il centro di riferimento della tua “normale” vita.

RESIDENZA FALSA: CONTROLLI DELL’ANAGRAFE E SANZIONI APPLICABILI AI TRASGRESSORI

Quello che devi chiederti quando stai per spostare la tua Residenza Anagrafica è se davvero concretamente intendi spostare in modo duraturo e stabile la tua Dimora Abituale. Questo è l’aspetto fondamentale da ricordare per evitarti contestazioni.

Il cambio di Residenza Anagrafica, quindi, deve essere effettuato con cautela.

Gli uffici comunali dell’anagrafe sono tenuti a verificare la sussistenza del requisito della Dimora Abituale dei soggetti che richiedono l’iscrizione anagrafica.

Per prassi l’accertamento del cambio di Residenza viene demandato alla Polizia Municipale o a funzionari incaricati del Comune.

Qualora nel corso degli accertamenti emergano delle irregolarità con la dichiarazione resa dal soggetto che ha chiesto l’iscrizione viene effettuata una segnalazione. Tale comunicazione arriva all’Autorità di Pubblica Sicurezza.

DENUNCIA DI RESIDENZA FALSA IN COMUNE: FALSO IN ATTO PUBBLICO

Quello che devi sapere è che il soggetto che ha dichiarato un dato errato ad un funzionario dell’anagrafe (che ricordo essere un Pubblico Ufficiale nello svolgimento della sua funzione) commette un reato.

Sto parlando del reato penale di Falso in Atto Pubblico.

Questo è quanto prevede l’articolo 483 del Codice Penale:

Chiunque attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito con la reclusione fino a due anni.

Se si tratta di false attestazioni in atti dello stato civile, la reclusione non può essere inferiore a tre mesi

Come avrai capito non si sta scherzando, una falsa comunicazione all’anagrafe è un reato penalmente rilevante.

COMUNICAZIONE DI INDIRIZZO INESISTENTE

Accanto a questa fattispecie possono esserci poi fattispecie diverse ma comunque rilevanti.

Infatti, qualora sia stata dichiarata come residenza un indirizzo constatato come inesistente le conseguenze aumentano.

Nella pratica potrebbe accadere che hai fornito un indirizzo falso e che la Polizia Municipale non abbia mai fatto i controlli. Oppure che, dopo qualche anno, tu ti sia trasferito ad un altro indirizzo senza comunicarlo al Comune per la modifica delle indicazioni anagrafiche.

Quando l’ufficiale giudiziario o il postino non riescono a notificare la comunicazione dell’apertura dell’indagine penale, o atti giudiziari, il Comune può arrivare ad effettuare le pratiche per la cancellazione del soggetto dall’anagrafe.

Questo tipo di informazione può essere fornita dal postino, dall’INPS, dal datore di lavoro o da chiunque altro.

Dietro segnalazione il Comune potrà effettuare una serie di accertamenti e poi disporre la definitiva cancellazione dall’anagrafe comunale.

Non sarai cioè più presente nei registri e verrai dichiarato irreperibile.

Che cosa vuol dire essere dichiarati irreperibili?

Essere irreperibili non è una cosa positiva. In questi casi  tutte le notifiche ti verranno fatte presso la casa comunale e si considereranno ugualmente conosciute.

Significa che non potrai mai difenderti da qualsiasi pretesa che ti arriva.

Essere considerato irreperibile è un fatto grave e per questo le conseguenze sono altrettanto gravi per il soggetto.

I CONTROLLI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE SULLA RESIDENZA FALSA

Attenzione, perché i controlli anagrafici non sono svolti soltanto dagli ufficiali del Comune o dalla Polizia Municipale.

Al fine di contrastare i casi si evasione o abuso del diritto, anche l’Amministrazione Finanziaria ha facoltà di disporre controlli per accertare eventuali situazioni anomale o cambi di residenza che possano essere ritenuti artificiosi e falsi.

Vedi il caso di una famiglia con quattro figli, ognuno dei quali con residenza diversa, in abitazioni di proprietà dei genitori, magari in note località di mare, di montagna o di campagna.

In situazioni come questa il rischio maggiore è quello di vedersi revocare la residenza e con essa i benefici fiscali concessi. Oppure, vedersi chiedere il pagamento di quanto dovuto a titolo di imposte. Vedasi i casi di IMU e TASI.

Altro caso in cui possono partire questi controlli è quando un soggetto chiedere l’iscrizione AIRE per un trasferimento fittizio di residenza all’estero. Anche in fattispecie come questa, quando un soggetto finge un trasferimento all’estero al solo scopo di evadere materia imponibile in Italia l’Amministrazione Finanziaria può effettuare direttamente accertamenti sulla residenza anagrafica di un soggetto.

Senza dimenticare, infine, i soggetti che dichiarano la propria residenza presso il vecchio indirizzo della madre. In questo modo credono di poter sfuggire alle notifiche degli atti giudiziari, alle multe, alle cartelle esattoriali per il bollo auto, alle raccomandate dei creditori. Anche in questi casi l’Amministrazione Finanziaria interviene con i controlli.

LA RESIDENZA “DI COMODO

Quando vengono effettuati controlli come nelle fattispecie che ti ho mostrato sopra non è molto difficile individuare una “residenza di comodo“.

Spesso, infatti, le residenze fittizie si concentrano nelle seconde case ubicate in luoghi di villeggiatura e sulle stesse i consumi delle utenze domestiche (acqua, energia elettrica e gas) sono generalmente molto limitati. E’ sufficiente un controllo sulle utenze per capire se davvero qualcuno vive nell’immobile o se la residenza è soltanto “di comodo“.

Il Comune che ha accertato una residenza “di comodo” può richiedere al contribuente il pagamento delle imposte dovute (IMU e TASI) non corrisposte a suo tempo e non ancora prescritte.

Per questo tipo di imposte patrimoniali la richiesta del pagamento degli arretrati può riguardare gli ultimi cinque anni. Dopodiché se il pagamento degli arretrati non è mai stato richiesto tale debito cade in prescrizione.

RESIDENZA FALSA: TUTTI HANNO L’OBBLIGO DI RENDERSI REPERIBILI

Il fatto che, il più delle volte, le condotte illecite sopra descritte non diano origine ad alcuna conseguenza è solo sintomo di una pubblica amministrazione inefficiente.

Molto spesso, specialmente nei piccoli centri abitati, le stesse autorità comunali sono tacitamente consenzienti. Magari perché avere qualche residente in più nel Comune, anche fittizio, fa comodo anche a loro.

Tuttavia, questo non vuol dire che si possa o si debba agire in modo tale da aggirare la norma di legge. La Residenza Falsa è un fattispecie di irregolare dichiarazione, perseguita sia da un punto di vista amministrativo che penale.

L’aspetto su cui ti invito a riflettere è che:

tutti i cittadini hanno l’obbligo di rendersi reperibili. Non tanto agli altri privati (che pur potrebbero avere il giusto interesse a sapere dove abiti per notificarti, ad esempio, una citazione) ma anche e soprattutto alla pubblica amministrazione, alle autorità, all’Amministrazione Finanziaria

Come ho cercato di farti capire in questo articolo le residenze di comodo sono vietate, checché ne dica o faccia la gente. La Residenza Falsa non deve mai essere dichiarata all’ufficio Anagrafe.

Per questo motivo ti consiglio sempre di prestare la massima attenzione quando vuoi effettuare un trasferimento di Residenza.

 

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One thought on “Residenza Falsa: i rischi e le sanzioni per chi la dichiara

  1. Giuseppe Maccioni

    Buongiorno, dottor Migliorini. Desidero ringraziarla per le spiegazioni chiare e i consigli alla prudenza onde non commettere errori riguardo il trasferimento della residenza. Benchè lei si rivolga più che altro ai potenziali “furbetti” (cioè a chi vorrebbe pagare meno tasse), c’è sempre il rischio di incorrere in errori anche involontariamente, rimanendo persone oneste.
    C’è tuttavia un’incognita, che mi rimane, circa il cambio di residenza (io devo farlo da uno comune a un altro). Ovunque è scritto che vada fatto entro 20 giorni dal “trasferimento” ovvero dell'”effettivo inizio della residenza”… Ma questo trasferimento/inizio “effettivo” di residenza, come si attesta? Suppongo non possa essere quello fisico-materiale che, oltre a farsi di norma gradualmente – cioè senza un giorno “secco” in cui porti le tue chiappe (scusi il francesismo) dalla casa A alla casa B – non può certo essere provato da alcuno. Io so solo che un ufficiale del comune viene a controllare che abiti nella nuova casa ma DOPO che si è compilata (e consegnata al nuovo comune fisicamente o per posta) la “dichiarazione di residenza” (il cui modulo è normalmente scaricabile nei siti di molti comuni) dove oltretutto questi 20 giorni di termine non sono menzionati, e che lo fa entro 45 giorni dalla presentazione di tale modulo. So infine che chi compra una casa come “prima casa” (come ho fatto io), deve cambiare residenza entro 18 mesi dal rogito. Ma sono questi 20 giorni di termine, che non capisco. Probabilmente sto facendo un po’ di confusione, ma è il documento che sancisce questo inizio di trasferimento che non capisco: e se esso corrispondesse alla stessa “DICHIARAZIONE DI RESIDENZA” di cui al suddetto modulo, allora quale ulteriore documento si deve presentare entro questi fatidici 20 giorni? Mi scusi per l’eventuale mancanza d’intuito. Grazie

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